13/05/2005
Il bis cotto del Cavaliere
Il bis cotto del Cavaliere
intervista con Giovanni Sartori
di Oscar Acciari
tratto da "La Regione", 30 aprile 2005
Il fatto che il professor Giovanni Sartori, uno dei più grandi politologi a livello mondiale e sicuramente lo scienziato politico più prestigioso d’Italia, esprima un giudizio molto severo nei confronti del Presidente del Consiglio italiano, Silvio Belusconi, e della sua politica fa riflettere. Quella di Sartori è una critica che sicuramente non è influenzata dal teatrale scontro ideologico che caratterizza la Penisola. Sartori è un intellettuale liberale che, in periodi non sospetti, ha condannato il comunismo, in un paese in cui il PCI era riuscito a conquistare quasi un terzo dell’elettorato e rappresentava il più grande partito comunista dei paesi occidentali. Ma Sartori è anche il professore che, in tempi sempre non sospetti, ha espresso dure critiche ai governi della cosiddetta Prima Repubblica (accusati di immobilismo), caratterizzati dal dominio della Democrazia Cristiana. Il massimo politologo italiano argomenta da scienziato (e con la dovuta distanza visto che ha vissuto molti anni negli Stati Uniti, paese con il quale mantiene un rapporto molto forte) la sua convinzione, secondo la quale l’Italia si appresta a vivere un anno orribile, che terminerà con le prossime elezioni politiche (che si terranno nella primavera del 2006), caratterizzato da un elettoralismo che rischia di produrre una spesa pubblica fuori controllo e di fare sprofondare finanziariamente nel baratro un paese che dovrà confrontarsi anche con le insidie delle dinamiche mondiali in atto: tra di esse vi è la minaccia al mercato del lavoro proveniente dalla Cina.
Ad un anno dalle elezioni politiche
Professor Sartori, con poche parole come definisce il governo Berlusconi bis?
“A dire il vero si tratta di un governo “Berlusconi ter”, perché anche nella Prima Repubblica vi è stato un governo Berlusconi. L’Esecutivo ha subito un semplice trattamento cosmetico. Sono stati cambiati i ministri più deboli, i ministri senza una vera forza di partito alle spalle (con l’eccezione di Gasparri). E’ rientrato Giulio Tremonti, il mago della finanza creativa, che rappresenta la sconfitta di Gianfranco Fini e di Marco Follini. Per questi ultimi due la crisi è stato un boomerang. E’ inoltre entrato Francesco Storace, uomo forte di Alleanza Nazionale; Storace è un uomo di pancia come si suol dire al Sud.”
Insomma, il governo di Berlusconi è un bis cotto?
“Sì, la battuta ci sta.”
Lei crede veramente a quanto affermato a suo tempo da Indro Montanelli, secondo il quale l’unico sistema per battere il virus Berlusconi non poteva che essere quello di iniettare Berlusconi stesso, in modo da creare il vaccino?
“A dire il vero la profezia non è stata del tutto corretta, perché Berlusconi ha governato per quasi un’intera legislatura, rimanendo in carica più di quanto avesse previsto Montanelli. Negli anni Novanta, quando il Cavaliere non era ancora Presidente del Consiglio ed era impegnato in campagna elettorale, scrissi su “Panorama” che se lo facevano parlare tutti i giorni, Berlusconi si sarebbe sconfitto da sé, perché ripeteva sempre le stesse banalità. Ma attenzione, non è assolutamente detto che l’anno prossimo verrà sconfitto alle prossime elezioni politiche. Berlusconi è un gatto dalle mille vite.”
Che anno sarà quello che si trascorrerà in Italia sino alle elezioni politiche?
“Sarà un anno orribile. Ormai siamo già in campagna elettorale. Vivremo un periodo dei lunghi coltelli. La campagna sarà combattuta all’ultimo sangue da Berlusconi, che controlla ancora tutte le televisioni. L’elettoralismo produce spesa facile e dissesto crescente del bilancio dello Stato. Sarà un anno disastroso per le finanze italiane, che galleggiano con trucchi e con realizzi una tantum. Un anno ancora di finanza definita creativa, ma che in realtà è assolutamente distruttiva, trascinerà il paese nella voragine. Berlusconi ora ha fatto un po’ marcia indietro, ma continua a promettere senza avere un soldo in cassa.”
Lo scontro ideologico
In Italia si usano spesso dati statistici per rassicurare l’elettorato, i cittadini. Berlusconi dice che l’occupazione è cresciuta. L’opposizione mette in discussione i dati forniti dall’Istat. In un paese in cui vi è il fenomeno massiccio del lavoro nero, dell’evasione fiscale, quanto contano i dati? Si può fare un confronto tra passato e presente?
“Tutti i dubbi sono leciti, perché anche l’Istat è sicuramente condizionato dal potere. Ci sono comunque due dati significativi: è vero che l’impiego è aumentato, ma nel precariato. Secondo: le statistiche ignorano chi non cerca più lavoro perché scoraggiato. C’è gente che dopo vent’anni di lista di attesa di collocamento non cerca più un’occupazione e si arrangia come può. Spesso si tratta di gente non raccomandata e senza tessera di partito. Dal punto di vista occupazionale la situazione non può che peggiorare, anche se non per colpa di Berlusconi. Ora è arrivata la Cina, come io prevedevo quindici anni fa. Tutt’Europa rischia la catastrofe, soprattutto nel settore manifatturiero.”
Ma davvero in Tutt’Europa i governi tendono a non essere riconfermati, perché l’elettorato è costantemente scontento?
“Questo lo affermiamo un po’ tutti. Dagli anni Sessanta in poi si è creato una psicologia di aspettative crescenti che non possono essere soddisfatte e che creano scontento e, di conseguenza, la caduta dei governi. Ma ciò non è necessariamente vero. Ci sono delle eccezioni: l’Inghilterra di Margaret Thatcher (il cui governo è durato 18 anni) e di Tony Blair. E comunque vero che la politica, sempre più demagogica, ha alzato il livello delle aspettative in un momento che non è sicuramente di vacche grasse. I soldi per lo stato sociale non ci sono più.”
In Italia vi è uno scontro ideologico che all’estero viene visto come una grande commedia all’italiana. Le forze politiche non si riconoscono mai un merito e ciò comporta la perdita di credibilità delle istituzioni italiane, dell’intero sistema politico italiano. Secondo lei lo scontro politico verbale in Italia rappresenta un’anomalia?
“Direi di sì, perché l’Italia è rimasta uno dei paesi più ideologizzati nella sua cultura politica. In parte perché c’è l’eredità del più grande partito comunista europeo. Non dimentichiamo che il PCI era riuscito a conquistare quasi un terzo dei voti totali in Italia. I comunisti sono un po’ come i preti. Una volta diventati “ex” mantengono ancora il marchio, l’impronta del loro passato. E poi c’è Berlusconi che partecipa al riscaldamento ideologico, buttando benzina sul fuoco, attraverso i suoi continui allarmi per il presunto pericolo comunista. Se Berlusconi lo non avesse provocato, anche in Italia come in tutt’Europa, il riscaldamento ideologico sarebbe diminuito.”
Il sistema politico italiano
La durata media dei governi italiani si aggira attorno ai dieci mesi. Berlusconi si vanta di aver guidato il governo più longevo d’Italia, avendo superato per durata quello dell’amico Bettino Craxi…Merito soltanto del cambiamento del sistema politico italiano che da sistema pluripartitico polarizzato fondato sulla proporzionale, è diventato bipolare con un sistema maggioritario impuro?
“La durata dei governi è un indicatore fasullo. Ci sono governi longevi perché non fanno nulla. Ci sono governi di breve durata che sono caduti anche perché hanno fatto molto. L’elemento di giudizio deve essere l’efficienza (che è più difficile da misurare), non la durata. E’ la governabilità che conta. I Governi della Prima Repubblica erano sempre dominati dalla DC. Dietro a una discontinuità formale, c’era una continuità sostanziale (Andreotti ha guidato sette volte il Consiglio dei Ministri). I governi della Prima Repubblica non sono stati incisivi non a causa della loro breve durata, ma perché i democristiani non sono per loro natura incisivi.”
Nei suoi saggi, quando parlava del sistema politico italiano della Prima Repubblica, lo definiva un “sistema di pluralismo polarizzato” (sistema tripolare), basato su un grosso partito di centro. Lei diceva che se in Italia fosse sparito il partito di centro quel sistema sarebbe crollato. La Dc è scomparsa a causa di tangentopoli. In che misura la nascita del bipolarismo è legato anche al sistema maggioritario e alla conquista dell’elettorato di centro?
“ Il partito di centro è stato creato in Italia dalla polarizzazione, dalla distanza ideologica e dalla sua esasperazione (l’esistenza di un forte partito anti-sistema, il PC). Non dipende dal sistema elettorale. Quasi tutti i paesi d’Europa hanno un sistema elettorale proporzionale e sono bipolari. Non è il sistema maggioritario a determinare il bipolarismo. Personalmente ho sempre criticato la politica del partiti di centro, che provoca l’immobilismo. Ma quando si parla di centro occorre fare i dovuti distinguo. Un conto è l’elettorato di centro, un altro un partito di centro. In un sistema bipolare il partito di centro non c’è, ma la conquista dell’elettorato avviene al centro”.
La Lega e il modello svizzero
La Lega sembra essere l’ago della bilancia delle formazioni di governo di Berlusconi. Per il partito di Bossi è fondamentale la cosiddetta devolution (o devoluzione), che sembra contare più di tutto. La Lega da tempo chiede il federalismo ispirato al modello svizzero. Nel progetto di revisione della Costituzione italiana, il governo si è ispirato al modello elvetico?
“No, il governo non si è ispirato a nulla. Ha semplicemente eseguito gli ordini di Bossi e di Berlusconi, che a loro volta sono ispirati da una loro onniscienza sorgiva. D’altronde la dottrina italica dice che ogni paese è diverso, e così noi abbiamo fatto un pasticcio all’italiana”.
Un’ultima battuta?
“Sì, dica agli Svizzeri di stare tranquilli. La revisione della costituzione italiana non è ispirata al modello svizzero. Non vogliamo far perdere la reputazione al vostro paese”.
La scheda
Il professor Giovanni Sartori è nato a Firenze nel 1924 ed è professore emerito alla Columbia University di New York. Laureato in Scienze Sociali e Politiche nel 1946, è libero docente in Storia della Filosofia Moderna e in Dottrina dello Stato. Vanta un’incredibile carriera accademica negli Stati Uniti e in Italia che è impossibile riassumere in poche righe. E’ medaglia d’oro della Pubblica Istruzione per i benemeriti della scuola, cultura e arte. E’socio della American Academy of Arts and Sciences e della Accademia dei Lincei. Dal 1971 è Direttore, della Rivista Italiana di Scienza Politica. Sartori ha scritto innumerevoli saggi, tra cui “Democrazia e Definizioni” (Il Mulino, 1957,’58,’69,’76, ’85); Teoria dei partiti e Caso italiano (Sugarco 1982); The Teory of Democracy Revisited (Chatham House, 1987, due volumi, pubblicato anche in Albania, Argentina, Brasile, Bulgaria, Cina, Corea, Germania, Messico, Polonia, Slovacchia, Spagna, Turchia e Indonesia); Elementi di Teoria Politica (il Mulino, 1987, 1990, 1995). Recentemente sul suo operato e sul suo pensiero è uscito un volume dal titolo “La scienza politica di Giovanni Sartori” , curato da G.Pasquino (edizioni il Mulino,2005).
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Commenti
Non so perché ma ogni volta che ascolto o leggo Sartori ho la sensazione che sappia solo criticare e vendere aria fritta senza mai dire quali siano le sue proposte concrete. Le critiche che rivolge a Berlusconi, tipo quella di dire sempre le stesse cose, valgono anche per lui.
Ciao
Gabriele
Scritto da : pinocchio | 13/05/2005
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