13/05/2005

L'italia, il debito e i gay

L’Italia è il malato d’Europa
e il guaio è che rallentano tutti


di Il Riformista, 13 maggio 2005


Sgombriamo subito il campo da alcuni equivoci: 1) le feste pasquali non c’entrano, l’Istat ha subito smentito Silvio Berlusconi spiegando di averle già tolte, come sempre, dal calcolo del pil. Quindi la recessione c’è tutta. E tecnicamente va definita così, visto che siamo al secondo trimestre consecutivo in cui il prodotto lordo italiano scende: -0,4% negli ultimi tre mesi del 2004 e - 0,5% nei primi tre mesi di quest’anno. 2) L’Italia sta peggio degli altri paesi europei, compresa la Germania cresciuta dell’un per cento; e della stessa Olanda il cui pil è sceso dello 0,1% soltanto. Nell’insieme dell’area euro, lo sviluppo è modesto, ma resta ancora positivo. 3) Noi siamo l’anello debole (che quindi è saltato prima) di una catena che sta per spezzarsi anche in altri punti importanti. Anche la Francia e la Spagna, i paesi più dinamici dell’Eurolandia, rallentano. Gli Stati Uniti cominciano a risentire i colpi del caro petrolio. Ma soprattutto la Cina e l’estremo oriente, grandi locomotive dell’economia mondiale, ora sbuffano.
Quelle italiane non sono difficoltà momentanee, lo dimostra il fatto che questo semestre di crescita negativa si inserisce in un triennio di sostanziale stagnazione, la più lunga dell’intero dopoguerra, secondo i calcoli della Banca d’Italia. La caduta è determinata in gran parte dall’industria. La produzione è scesa del 3,4% su base annua e dell’1,2% rispetto al trimestre precedente. In particolare, la produzione di beni di consumo è crollata del 7,4%. Per colpa di chi? Ha pesato in modo molto forte la crisi Fiat. La produzione di automobili è scesa nel trimestre del 17,7% su base annua. Ieri Sergio Marchionne ha avuto un incontro con Claudio Scajola il quale ha confermato l’attenzione del governo, parole rassicuranti dopo le sferzate di Roberto Maroni. Ma resta il fatto che la Fiat può tirarsi su solo con un progetto industriale coraggioso, più di quello seguito finora. Scelte pesanti sono all’orizzonte. (continua)


Sui gay, Juan Carlos sta con Zapatero

La lotta al terrorismo e la sindrome di Monaco, la linea della fermezza e lo stato di diritto, trattare o combattere (e come trattare e come combattere). Intorno alle domande che da sempre accompagnano le scelte di José Luis Rodríguez Zapatero, mercoledì 11 maggio, due mesi esatti dal primo anniversario della strage di Madrid, nel parlamento spagnolo è iniziato il dibattito sullo stato della nazione. Ma oggi la lotta al terrorismo, in Spagna, significa innanzi tutto lotta contro l’Eta, mai così debole come in questa fase, tanto che la questione all’ordine del giorno è ormai esplicitamente la fine del terrorismo separatista. Eppure, proprio nel momento in cui più fragile è il nemico, più laceranti appaiono le divisioni all’interno del parlamento.

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