17/05/2005

Omossesualità e diritti

La Spagna dà via libera ai "matrimoni" omosessuali
di Stefano Doroni - 14 maggio 2005

I gay, all'interno del Parlamento spagnolo, hanno avuto il loro momento per assaporare una vittoria gravida di conseguenze negative per l'Occidente intero e il suo ordinamento sociale. Possono sposarsi, e perfino adottare bambini; insomma formare famiglie a tutti gli effetti, come le donne e gli uomini che si sposano e i bambini possono anche generarli. Su uno striscione si poteva leggere: «Habemus matrimonium», parafrasando nel modo più irriverente e blasfemo possibile la frase che annuncia al mondo la scelta di un nuovo Pontefice (e guarda caso proprio alcuni giorni dopo l'elezione di Papa Benedetto XVI, considerato «razzista» e «retrogrado» negli ambienti «progressisti» dove tutto è lecito per tutti): «Habemus Papam».

Zapatero, non c'è che dire, mantiene le promesse, purtroppo. Aveva annunciato, appena eletto premier grazie alle bombe sui treni di Madrid, che avrebbe abbandonato l'Iraq: detto, fatto. Adesso ha pensato a correre lungo la via di quello che chiamano «progresso», mascherando così una pericolosa deriva culturale e, di conseguenza, sociale e morale. Non a caso sui nostri giornali di sinistra si affrettano ad incensarlo. Vladimir Luxuria (come nome è un programma) aveva scritto, su Liberazione dello scorso 23 aprile, che la scelta spagnola dimostra che «un mondo migliore è possibile». A parte il richiamo allo slogan noglobal pacifista sull'utopia realizzabile, quale mondo migliore sarebbe quello in cui si rinchiude il concetto della naturale complementarità dei sessi nel confine del «bigottismo» e della «rozzezza»?

Quale mondo migliore sarebbe quello in cui un bambino potrà avere due genitori con la barba o con la minigonna? E non si tratta di semplici elementi esteriori: qui quello che conta è il contenuto. Il bambino ha bisogno di riconoscere le due figure, del padre e della madre. Si obietterà: ma i figli di genitori divorziati, o peggio ancora di madre vedova, o abbandonata? I figli cresciuti dai soli padri? Nella sfortuna, meglio che il bambino percepisca e subisca la mancanza di uno dei genitori, piuttosto che vivere in una situazione «spostata» rispetto alla normalità.

E finalmente, con buona pace dei «progressisti» e degli «emancipati», sfatiamo un tabù dei nostri tempi (insieme a «guerra» e a «male»), citando una parola ritenuta impronunciabile: «normalità»; essa esiste, ed è tracciata dal percorso naturale della vita umana. La sfera affettiva che mette in gioco i rapporti della sessualità è infatti orientata alla compartecipazione di mascolinità e di femminilità, in un rapporto di compenetrazione orientato alla generazione di nuova vita. Se il solo scopo dell'attività sessuale fosse stato quello della soddisfazione delle proprie voglie (qualunque esse siano), potevamo essere ermafroditi, quanto alla sfera riproduttiva. Ma non è così: è necessario un completamento reciproco, un concorso di affetti, per generare una vita in più. Il rapporto omosessuale può essere compreso (come la Chiesa ci insegna), ma resta fuori dall'ordine naturale del mondo. Invocare la religione, in specie quella cattolica, che più spiace alla sinistra progressista, come elemento dell'oscurantismo è un errore, o almeno una consapevole scorciatoia ideologica; il problema è di ordine naturale, e religioso lo diventa dal momento in cui la religione rispetta e promuove la collocazione della creatura nel contesto della natura che la ospita (e che fa comunque parte del piano divino espresso nel creato).

Quando inoltre Papa Benedetto XVI parla di pericolo della «dissoluzione» dell'ordine sociale naturale ha del tutto ragione. In effetti, dal punto di vista politico (perché solo questo conta per quelli che scrivono sui giornali della sinistra radicale o fanno pubblicamente mostra di progressismo illuminato), la promozione delle unioni gay ufficialmente riconosciute ha una inquietante portata rivoluzionaria, nel senso proprio del termine: cioè operazione volta a distruggere ogni ordinamento presente e tradizionale per sostituirvi una propria struttura utopica che si ritiene in grado di trasferire sulla terra la perfetta giustizia. La critica e la voglia di demolizione dell'istituzione familiare era già un vessillo del Sessantotto, dalle nostre parti; il nuovo rifiuto di questa struttura fondante della società corrisponde ad un ritorno di spinta rivoluzionaria di sinistra, che da sempre ha bisogno di un gruppo umano in difficoltà da trasformare in massa ubbidiente utilizzabile come baluardo demolitorio. Inoltre distruggere l'istituzione familiare, naturalmente intesa come unione eterosessuale volta alla trasmissione della vita e individuabile come «cellula» sociale fondamentale, significa attaccare alla radice tutto un complesso di valori morali e spirituali che costituiscono un bagaglio culturale residuo all'affermazione della società comunisticamente ordinata.

Echeggiando la frase dello striscione spagnolo dobbiamo dire: «habemus scelerem», ecco qua il delitto. L'Occidente, che un tempo fu cristianità, già ha imparato abbastanza bene a odiare se stesso e le sue basi morali e spirituali. Questa ennesima carica esplosiva non farà che indebolire ulteriormente le sue già fragili membra. È la «dittatura del relativismo» evocata da Papa Ratzinger il male del nostro tempo: un morbo nato nel delirio di autosufficienza della ragione illuminista e incubato nel pensiero materialista indirizzato da Marx verso l'aberrazione comunista. Non abbiamo conquistato un vero e proprio progresso, ma abbiamo soltanto - e terribilmente - confuso il progresso con l'abbattimento dei principi generali, con il pressappochismo che fa accettare qualunque orientamento, purché si autoqualifichi «buono» e «non razzista».

Solo chi è ispirato dalla malafede può riconoscere nel provvedimento spagnolo un segno di civiltà. Nessuno, sia chiaro, intende bollare come eretici da bruciare gli omosessuali; ma non si può fare dell'anormalità una norma, quasi l'essere gay rappresentasse una sorta di gesto liberatorio dalle «pastoie» di una morale restrittiva. Non si tratta infatti di morale, come si è detto, ma di ordine naturale delle cose. Ma nemmeno deve essere lecito impastoiare certe ragioni ideologiche nella melassa sentimentalista del «povero gay ghettizzato» che si prende la sua rivincita contro la bigotta società borghese. Strappiamo la maschera: l'ultima strada alternativa dell'ideologia rivoluzionaria che tende all'abbattimento della società occidentale negando il valore della famiglia in nome di un generico egualitarismo sentimentale è una via molto pericolosa, perché nasconde la sua matrice ideologica dietro un'abile truffa umanitaria. Per ora anche i gay italiani potranno coronare il loro sogno con un matrimonio spagnolo; ma se i comunisti andranno al governo, anche qui rischieremo il giovanotto in abito da sposa.

Sarebbe l'ora che chi non si sente a suo agio nell'abito di questo modernismo un tanto al chilo smettesse di sentirsi, come vogliono farlo credere, una retroguardia culturale, e cominciasse piuttosto a vedersi come una «prima linea» della resistenza in difesa di un'identità che la nuova offensiva rivoluzionaria cerca di cancellare. Le guerre, dalle nostre parti, non si combattono più con le bombe ma dentro le coscienze: e non è detto che queste guerre siano meno pericolose delle altre: ma nondimeno vanno combattute.

Stefano Doroni
doroni@ragionpolitica.it

Commenti

E' curioso come in tutti i paesi il tema sia d'attualità, anche in Svizzera, dove si sono creti dei comitati cantonali che intendono opporsi alla Lud, la Legge sull'Unioni Domestiche.

Scritto da : Franco | 17/05/2005

Ciao Oscar,

ti segnalo questo articolo scritto sul mio blog...che ne pensi?

http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/04/25/riflessioni_su_omosessualita_e_democrazia.html

Ciao

Gabriele

Scritto da : pinocchio | 17/05/2005

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