16/11/2006
Ue: eurodeputati bocciano quota donne in politica
STRASBURGO, 16 NOV (ats/ansa) Una partecipazione dei rappresentanti di entrambi i sessi alla vita politica europea e nazionale "é condizione essenziale e necessaria per la democrazia", ma gli eurodeputati hanno rinunciato a chiedere ai partiti dei 25 paesi dell´Ue di prevedere delle quote per uomini e donne nelle loro liste.
Con 327 voti a favore, 77 contrari e 31 astenuti e con una buona percentuale di non partecipanti allo scrutinio, l´Assemblea di Strasburgo ha approvato una risoluzione sul ruolo della donna nella politica internazionale nella quale si limita a raccomandare agli stati membri di "promuovere una partecipazione equilibrata dei due sessi".
Nella versione proposta alla plenaria, la relazione chiedeva di stabilire un minimo del 40 per cento ed un massimo del 60 nell´attribuzione dei posti nelle liste ai due sessi, in modo da preservare un certo equilibrio tra donne e uomini. Nel voto finale, su iniziativa del Partito popolare (Ppe), di centrodestra, è passato un emendamento con una formulazione più generica, senza un riferimento esplicito a quote.
Dal testo finale della risoluzione - di cui è stata relatrice la socialista portoghese Ana Gomes - è stata anche tolta la richiesta agli stati dell´Ue di far dipendere i finanziamenti ai partiti da una composizione paritaria tra i sessi delle liste.
Secondo i dati esistenti, attualmente solo l´11 per cento dei leader di partito nel mondo sono donne. Nel Parlamento europeo queste sono 223 su un totale di 732 deputati, con una media del 30 per cento. Tra i rappresentanti dei singoli paesi la media all´europarlamento va dallo zero per cento di alcuni stati ad un massimo di 58 per cento che riguarda soprattutto stati del nord europeo.
La relazione sottolinea anche che la partecipazione della donna ai centri decisionali e di governo è spesso condizionata dalla difficoltà di conciliare la vita privata con quella professionale, allo squilibrio nella ripartizione delle responsabilità familiari ed alla discriminazione della donna sul lavoro e nella formazione professionale.
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