05/12/2006

I passi per le città

Perché e come ha senso pedonalizzare i centri storici delle città. Intervista con Patrizia Malgieri, docente di economia e pianificazione  dei trasporti al Politecnico di Milano

di Oscar Acciari "laRegione", 5 dicembre 2006

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L’architettura dei moderni centri commerciali è sempre più simile a quella dei centri storici delle città europee. Sono pedonali e contemplano luoghi di incontro e di socializzazione. Hanno piazze e viuzze. Sono dei veri e propri “village” che danno valore aggiunto alle attività commerciali presenti. Mentre chi concepisce i nuovi villaggi degli acquisti non ha dubbi sul fatto che le auto debbano trovare spazio all’esterno in appositi parcheggi, lasciando ai pedoni la massima possibilità di fruire delle aree commerciali, nelle città ticinesi ci si interroga sull’opportunità di pedonalizzare piazze e centri storici. I commercianti spesso temono che la pedonalizzazione porti ad un’inevitabile diminuzione della cifra d’affari per l’impossibilità, da parte del cliente, di raggiungere il luogo degli acquisti con l’automobile.

Ha sempre senso pedonalizzare un centro storico e quali criteri bisogna considerare nel rendere pedonali alcune aree delle città?  Sono questi alcuni dei questi posti a Patrizia Malgieri, docente di Pianificazione dell’economia dei trasporti al politecnico di Milano e ricercatrice presso TRT Trasporti e Territorio, società indipendente di pianificazione e ricerca che ha ricevuto importanti mandati dall’Unione Europea. E a proposito dell’impegno dell’UE, va sottolineato che essa intende concentrare i propri sforzi, per i prossimi sette anni, nella riqualifica

 

La politica dell’UE

 

 

Dottoressa Malgieri, uno degli aspetti centrali della politica dell’Unione Europea per i prossimi anni  è sicuramente la qualità della vita nei centri urbani, che passa anche attraverso la pedonalizzazione dei centri storici. Ci può spiegare qual è l’obiettivo della politica comunitaria?

 

 

"La politica comunitaria (“La politica di coesione e le città: il contributo delle città e degli agglomerati urbani alla crescita e all’occupazione all’interno delle regioni”, 13 luglio 2006) individua nelle città uno degli assi strategici per rafforzare la coesione e la crescita dell’Unione nei prossimi sette anni (2007-2013). Rendere le città più attrattive, significa puntare sulla qualità degli spazi urbani e dei servizi di trasporto, favorendo ad esempio modelli di mobilità sostenibile (quelli a basso impatto ambientale e sociale) in modo da rendere più vivibile ed attrattivo un patrimonio culturale e storico non riproducibile, e che ci invidiano nel resto del mondo." 

 

Ma ha sempre senso pedonalizzare i centri storici?

“Per rispondere a questa domanda, dobbiamo chiederci che vantaggio ha una comunità a perdere la ricchezza di funzioni pregiate che tradizionalmente si insediano nei centri storici, lasciando che le automobili occupino strade, piazze per la sosta, funzione questa non certamente di valore. Occorre infatti considerare che il centro storico è la parte della città più ricca di funzioni. La sua vivacità (economica, sociale e culturale) è tanto maggiore quanto più vi si ritrovano funzioni pregiate, capaci di renderlo attrattivo non solo per poche ore durante la giornata.  Va ricordato che i centri storici sono il sedimento di modelli urbani stratificati nel tempo, in cui non vi era di certo traccia della motorizzazione di massa. Mi pare evidente che, con piazze e strade strette, non siano adatti alle automobili.”

L’uomo per sua natura preferisce muoversi e socializzare senza doversi preoccupare delle automobili. I commercianti si preoccupano, quando sentono parlare di pedonalizzazione, ma i grandi centri commerciali vengono concepiti con delle vaste aree pedonali per chi fa acquisti e con dei grandi parcheggi sotterranei per le auto…

"Sì, i grandi centri commerciali riprendono l’ architettura dei centri storici. Anche nei centri commerciali si assiste ad un allontanamento delle automobili in zone a loro appositamente destinate. Occorre considerare il fatto che lo shopping non è un semplice “fare la spesa”, ma presenta componenti emotive, irrazionali e anche aspettative di socializzazione”.

Ma perché allora sono i commercianti ad opporsi alle pedonalizzazioni?

“Il processo di pedonalizzazione è quasi sempre avvenuto contemporaneamente a una riqualificazione dei tessuti urbani. Non si elimina soltanto il traffico, ma si fa un intervento più complessivo di valorizzazione dell’area. Personalmente ho potuto rilevare che le opposizioni dei commercianti sono sempre state opposizioni di primo livello, dovute al cambiamento. Ma, alla fine, gli esiti degli interventi sono sempre stati molto positivi. Quasi sempre, infatti, chi si è opposto alla pedonalizzazione non è disposto a tornare indietro.”

Ma vi sono attività commerciali che sono più adatte ad un contesto pedonale, oppure esso rappresenta un’oasi di benessere per tutti?

 “Nelle aree pedonali traggono vantaggio soprattutto le attività del piccolo commercio con un alto valore aggiunto (che offrono prodotti di qualità e rari) o le grandi catene commerciali in franchising. 

 E quali sono gli aspetti da considerare per non commettere errori, quando si introducono delle aree pedonali?

“Bisogna capire quali sono le funzioni insediate e qual è la loro compatibilità con il flusso veicolare. Vi devono essere delle alternative di accesso all’area, attraverso il trasporto pubblico o le piste ciclabili. Inoltre occorre prevedere la possibilità di lasciare le auto in parcheggi più o meno distanti dell’area pedonalizzata. Tutto ciò deve essere accompagnato da una chiara informazione per l’automobilista. Infine, ci deve essere la condivisione della proposta dalla comunità locale, che non è costituita soltanto dai commercianti, ma da un complessità di attori che partecipano alla ricchezza di una città. Occorre, insomma, dare voce anche al resto della popolazione.”

Ma cosa in realtà contribuisce all’espulsione dei piccoli commercianti dal centro storico di una città?

“Penso che tra le prime causa dell’espulsione delle attività commerciali dal centro storico vi sia l’incremento dei prezzi degli immobili, in stretta relazione con la rendita fondiaria. Certo la riqualificazione degli spazi pubblici spesso porta a far crescere i valori fondiari di vendita/affitto degli immobili a tutto vantaggio dei proprietari degli immobili. Il problema è stabilire quali strumenti si possono utilizzare  per riequilibrare la situazione…

Le città ticinesi e le autorità

Che ne pensa del modo di gestire i centri cittadini delle autorità ticinesi?

"Ho una conoscenza diretta delle città ticinesi, ma non come studiosa. La sensazione è di un contesto per certi versi pianificato (dove la sosta è controllata e tariffati), ma in cui è lasciato grande spazio all’uso dell’auto. Vi sono ancora pochi esempi di pedonalizzazione dei centri storici. C’è  poca attenzione all’uso della bicicletta, alla messa in sicurezza degli spostamenti pedonali, ecc…"

A Bellinzona le autorità cittadine hanno condotto in porto la pedonalizzazione del centro storico con un ampio consenso della popolazione. A Locarno il dibattito è aperto, anche se sarà inevitabile pedonalizzare Piazza Grande. Lei conosce queste realtà e cosa suggerisce?

“Credo che considerata la notorietà di Piazza Grande occorrerebbe lanciare un concorso di idee a livello internazionale, che conferirebbe ancora maggiore prestigio alla vostra piazza. Si tratta probabilmente di ripensare ad un disegno unitario, in cui la piazza possa fare da cerniera tra la parte storica della città e il lungo lago, dando qualità ad un impianto urbanistico non comune anche nel panorama delle belle città ticinesi”.

Ma quale contributo può dare l’ente pubblico per rendere, anche inizialmente, meno dolorose le pedonalizzazioni?

“Le autorità cittadine e, in generale, l’ente pubblico possono partecipare alla riqualifica degli edifici e possono abbassare i costi della localizzazione. Il potere politico può, insomma, sfruttare le sinergie con l’imprenditoria privata."

E che ne pensa di concedere sgravi fiscali comunali alle attività che si insediano e riqualificano un centro storico?

“Si tratta di un’ottima idea che può essere applicata concretamente in un paese come il vostro, dove esiste il federalismo fiscale”.

Il caso italiano

Lei sa citare un caso analogo di cittadina italiana, tra i 15 e 50mila abitanti, in cui la pedonalizzazione ha avuto esiti positivi, nonostante le riserve iniziali di cittadini e commercianti e le difficoltà di trovare soluzioni idonee all’assetto urbano della città?

“In Italia, la maggior parte dei capoluoghi di provincia ha un’area completamente pedonale. Si tratta di iniziative che si stanno diffondendo e che trovano applicazione in occasione della redazione di strumenti di pianificazione del traffico. Si tenga conto che dalla metà degli anni Novanta tutti i comuni con popolazione superiore ai 30 mila abitanti hanno l’obbligo di redigere i Piani urbani del traffico. Personalmente ho avuto modo di lavorare a Lecco, cittadina di 40mila abitanti che si affaccia sul lago. Le piazze sono state tutte pedonalizzate con ottimi risultati.”

Ma ci sono delle statistiche che mostrano gli effetti della pedonalizzazione sulla cifra d’affari?

“No, non ci sono statistiche in tal senso. In Italia, inoltre, ci sarebbe qualche problema, considerato l’importante tasso di evasione fiscale. Ci sono delle statistiche che riguardano il prodotto interno lordo delle città. Dal punto di vista quantitativo, può essere utile la statistica sull’apertura e sulla chiusura degli esercizi e delle attività commerciali. Esse mostrano che le pedonalizzazioni rendono le aree cittadine molto più pregiate. A livello empirico posso affermare che, in linea di massima, aumenta la cifra d’affari. Ma occorre non sbilanciarsi toppo su questo aspetto, visto che le variabili in gioco sono davvero molte.”

 

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