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<title>Libertario - liberta_e_mercato</title>
<description>articoli pubblicati</description>
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<title>La priorità del male</title>
<link>http://libertario.blogspirit.com/archive/2005/11/26/la-priorita-del-male.html</link>
<author>noreply@blogspirit.com (Oscar ACCIARI)</author>
<category>Articoli pubblicati</category>
<category>Diritti della diversità</category>
<category>Libertà di espressione</category>
<category>Libertà di movimento</category>
<category>Libertà di religione</category>
<category>Libertà e Mercato</category>
<category>Libertà e salute</category>
<category>Libertà e tecnologia</category>
<category>Libertà e tecnologia</category>
<category>Libertà ed estetica</category>
<pubDate>Sat, 26 Nov 2005 19:15:00 +0100</pubDate>
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&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot; size=&quot;3&quot;&gt;di Oscar Acciari&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;(&quot;laRegione&quot;, Svizzera,&amp;nbsp;26 novembre 2005- )&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot; size=&quot;3&quot;&gt;Intervista con il filosofo Salvatore Veca, preside della facoltà di Scienze Politiche all’Università di Pavia.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;&lt;i&gt;“Il linguaggio dei diritti umani è prioritariamente una risposta alla memoria del male, che esseri umani possono fare ad altri esseri umani. In questo senso preciso le ragioni della giustificazione di una tesi universalistica sui diritti umani sono ragioni prudenziali, dettate dalla paura del male, piuttosto che dalla speranza del bene&lt;/i&gt;”. Sono parole del filosofo Salvatore Veca nella sua ultima opera “La priorità del male e l’offerta filosofica” (edizioni Feltrinelli, 2005) che propone una teoria per individuare, attraverso un prospettiva minimale ma condivisibile, i diritti fondamentali per tutte le genti, indipendentemente dallo Stato in cui vivono, dalla loro legislazione, cultura, etnia e religione. In sostanza Veca propone di individuare i diritti fondamentali degli esseri umani, partendo dall’esperienza del male, del disvalore e dell’antivalore, piuttosto che dalla varietà del bene e del valore umano, concetti- questi ultimi- relativi. Infatti &lt;i&gt;“L’idea del bene ci divide, mentre ciò che può unirci è l’idea del male, per esseri che qua e là per il mondo hanno, allo stesso modo, vite finite da vivere, ma hanno idee diverse su che cosa ciò significhi o implichi per loro e per altri.”&lt;/i&gt;. La proposta di Veca appare interessante, perché applicabile alla realtà, a un mondo, in cui si dibatte sull’opportunità di una guerra, sul diritto di intervento e sulla democrazia. Ci accorgiamo che, partendo dalla prospettiva del più grande filosofo politico italiano, l’intervento della forza “multinazionale” avvenuto in Kossovo, nel 1999, o in Afghanistan, nel 2001, appare giustificato, mentre non lo è assolutamente quello in Iraq del 2003 che aveva la pretesa dell’esportazione della democrazia.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;I&amp;nbsp;diritti fondamentali&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;Professor Veca, lei nella sua ultima opera&amp;nbsp; mette a fuoco la priorità del male nella giustificazione di una tesi sui diritti umani. Il suo scopo è quello di riuscire ad individuare una base comune di diritti fondamentali che ognuno dovrebbe rispettare. Occorre insomma considerare il dato di fatto che il linguaggio dei diritti umani è connesso alla memoria del male e non alla tentazione del bene…&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot; size=&quot;3&quot;&gt;“Nel mio ultimo saggio mi sono interrogato su due aspetti legati a questo tema. Mi sono posto il problema di come possiamo giustificare una credenza secondo cui ciascuna persona ha alcuni diritti fondamentali, indipendente dalla sua cittadinanza, legislazione, cultura, etnia o religione. Si tratta di un problema che è stato proprio di qualsiasi tentativo di fondamento o di giustificazione dei diritti umani, a partire dalla dichiarazione universale della metà del secolo scorso. Alludo al problema di come conciliare il rispetto dovuto alla pluralità delle culture, delle credenze etiche, religiose e delle forme di vita con l’idea di qualcosa che valga universalmente per chiunque. Il secondo aspetto sul quale ho riflettuto riguarda le politiche legate ai diritti umani o gli interventi umanitari, in nome dei diritti umani, argomentati con un’idea del bene politico o morale. Si tratta di un problema con il quale ci siamo confrontati&amp;nbsp; molto spesso anche negli anni recenti. Io sostengo che noi dovremmo ancorare e fondare, per quanto possibile, un’idea universalistica dei diritti umani sulla base della memoria del male. Non dimentichiamo che la dichiarazione universale nasce alla fine della Seconda guerra mondiale per rispondere al male che ha un nome e un cognome, è la tragedia della Shoah. Il lessico dei diritti umani nasce come risposta reattiva al male, e non è ancorato a una particolare idea del bene. Il mio slogan è:&amp;nbsp; “le idee del bene ci dividono, forse possiamo trovare convergenza su ciò che per noi è umanamente male”.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;Ma attraverso questa idea non ci si comporta come un docente per il quale spesso è più facile valutare un allievo, individuando gli errori&amp;nbsp; da lui commessi, piuttosto che le cose giuste che dice… la nostra non è una società interamente costruita sui disvalori?&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot; size=&quot;3&quot;&gt;“Alcuni sostengono che sia particolarmente prezioso essere d’accordo su ciò che è disvalore, perchè ciò ci garantisce la possibilità di un’essenziale pluralità dei valori. L’interrogativo di fondo è: “Noi siamo tenuti a credere che una persona abbia gli stessi diritti di un’altra persona per le sue credenze religiose, politiche o per certe idee di vita buona oppure, semplicemente, per il fatto che è un essere umano?”&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;Attraverso questa visione, non corriamo il rischio di giocare al ribasso?&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot; size=&quot;3&quot;&gt;“Il problema è che noi abbiamo assistito, nell’angolo ricco del mondo, ad una sorta di arcobaleno dei diritti, che ha implicato l’innalzamento dell’asticella. Io ritengo che, quando parliamo di diritti fondamentali delle persone, dovremmo riclassificare questi diritti e individuare una soglia minima dei diritti umani fondamentali da prendere “terribilmente” sul serio.”&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;&lt;b&gt;E allora in termini pratici quali sono i valori che, se violati, ci fanno dire che abbiamo offeso i diritti fondamentali dell’uomo&lt;/b&gt;?&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot; size=&quot;3&quot;&gt;“Penso al diritto alla vita, alla sussistenza, a non essere torturato. Se parlo di questi diritti, penso al nucleo base dei diritti universali. Ci sono invece generazioni di diritti, di pretese legittime di persone che dipendono da diverse tradizioni, culture , religioni, e forme di vita.”&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;Insomma, utilizzando la terminologia matematica possiamo parlare di un minimo denominatore comune…&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot; size=&quot;3&quot;&gt;“Sì, in un certo senso. Ma credo che questo minimo denominatore comune sia un obiettivo da raggiungere, non una base da cui partire.”&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;Ma il minimo denominatore comune può essere applicato per valori come la libertà e la democrazia? Nella sua opera lei ha dedicato un capitolo alle “grammatiche della libertà”…&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot; size=&quot;3&quot;&gt;“Se prendiamo come esempio l’intervento in Iraq, posso tranquillamente affermare che ho sempre sostenuto che non era giustificato. L’intervento militare in Iraq si è basato su bugie, su falsità. Tutti ricordiamo la terribile scena di Colin&amp;nbsp; Powell alle Nazioni Unite. Non vi era alcuna giustificazione per quell’intervento. Io non condivido l’idea di esportare il bene politico per altri. Occorre stare&amp;nbsp; “attenti al male, ma resistere alla tentazione del bene” - per dirla con una battuta che è il titolo di un saggio di Tzvetan Todorov.”&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;Si può affermare che, in base alla sua teoria, se non vi era alcuna giustificazione per l’intervento in Iraq del 2003, l’intervento in Kosovo, avvenuto nel 1999, era invece assolutamente giustificato?&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot; size=&quot;3&quot;&gt;“E’ esattamente quello che penso. Potrebbe anche essere l’esempio dell’Afghanistan. Ma certamente l’intervento in Iraq non trova giustificazione alcuna”.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;E come valuta il fatto che ora i cittadini iracheni, seppur nei modi che conosciamo,&amp;nbsp; si sono dotati finalmente di una costituzione che comunque garantisce loro un’opportunità di convivenza?&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot; size=&quot;3&quot;&gt;“La ringrazio per questa domanda, perché mi permette di chiarire un aspetto importante.&amp;nbsp; Io mantengo la critica alla legittimità sia giuridica, sia morale dell’intervento militare in Iraq del 2003. Ma è difficile non riconoscere dei fatti nuovi nelle elezioni di gennaio e nel recente referendum per l’approvazione della Costituzione. Questi fatti nuovi non implicano una revisione del giudizio sull’intervento militare. Tuttavia ci pongono nuovi quesiti, come quello che si è posto recentemente Giovanni Sartori a proposito delle circostanze e delle condizioni favorevoli all’insorgenza di regimi democratici e di forme di convivenza, tutelate costituzionalmente. Tutto ciò ci può far riflettere, mantenendo&amp;nbsp; però fermo il giudizio di condanna e di critica sull’intervento militare. Di fatto oggi ci sono delle opportunità che la vicenda irachena lascia intravedere, ci sono delle possibilità di convivenza. Non sappiamo se ci sarà un lieto fine, ma sappiamo che certamente sarà lungo il periodo per trovare una soluzione a tutti i conflitti presenti. Tutto lo scacchiere è in movimento e apre nel mondo islamico dei ventagli di possibilità…”&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;In questo senso si può applicare un’altra sua teoria politica, di cui parla nel precedente saggio “La Bellezza e gli oppressi”, che fa riferimento all’idea dell’ utopia possibile o dell’utopia ragionevole e che propone di esplorare&amp;nbsp; le possibilità politiche, istituzionali o civili, alternative a quelle date, entro lo spazio che il mondo ci concede?&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot; size=&quot;3&quot;&gt;“Effettivamente anche nel secondo capitolo di “Priorità del male” (nel capitolo “Prospettive cosmopolitiche”) sostengo che il compito principale di chi fa teoria o filosofia politica è quello di esplorare, di saggiare gli spazi di possibilità entro i vincoli che il mondo, per com’è, ci concede. Questo, in sostanza, è lo spazio degli esercizi di esplorazione di utopie ragionevoli o realistiche.”&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;L’Italia, la libertà e il conflitto di interessi&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;Veniamo alla realtà italiana, nella quale vive e produce. Secondo lei la Penisola è un paese libero?&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot; size=&quot;3&quot;&gt;“Gli indicatori di libertà sono difficili da manovrare. Io posso affermare che ho sempre assunto una posizione pubblica che ha considerato la singolare situazione del premier Silvio Berlusconi una sorta di virus che infetta le forme della convivenza, gli assetti delle istituzioni, le scelte e le condotte politiche. Il presidente del Consiglio, legittimamente tale perché eletto democraticamente, agglutina un’ampia serie di risorse. Il tema del conflitto di interessi rappresenta un vizio d’origine del premier e della maggioranza di governo. Esso riduce gli spazi di libertà, di autonomia e di libera espressione della partecipazione politica e del&amp;nbsp; confronto politico stesso. Credo che sia una cosa inaccettabile, indipendentemente dalla valutazione delle scelte politiche. Il conflitto di interessi di Berlusconi distorce la qualità della democrazia italiana. “Michael Walzer in “Sfere di giustizia” ha sostenuto che non c’è nulla di male nel fatto che una persona detenga il monopolio entro una sfera sociale (che può essere il mercato, l’informazione, l’ambito scientifico, ecc..), ma i guai cominciano quando la persona che detiene le risorse in un ambito preciso, comincia ad invadere altre sfere, usando in modo improprio le risorse di cui dispone. Insomma, per fare un esempio, chi ha potere in economia non può comprare potere in politica, perché si genera tirannia.”&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;Come dire che se una persona è così brava nel proprio settore da uccidere la concorrenza e da creare, di fatto, un monopolio in un settore specifico, non c’è nulla di male,&amp;nbsp; purché non si occupi d’altro?&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot; size=&quot;3&quot;&gt;“Io non contesto che vi siano dei monopoli locali. Contesto il fatto che sfruttando monopoli locali, si acquisti dominanza globale.”&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;In Italia è molto frequente la satira politica e, a causa di essa, si dibatte di libertà. In Svizzera la realtà sembra molto diversa. Secondo lei dipende dal grado di libertà, da motivi culturali o dal sistema politico?&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot; size=&quot;3&quot;&gt;“Occorre precisare che il dibattito sul conflitto di interessi riguarda in modo abbastanza singolare l’Italia. Al di là di quest’aspetto, esistono sicuramente delle tradizioni, delle culture politiche e dei particolari rapporti tra il sistema dei media e il ceto o il sistema politico. La competizione politica si è trasformata negli ultimi dieci anni. Si è assistito ad un aumento della personalizzazione e della&amp;nbsp; spettacolarizzazione del confronto politico: le grandi trasmissioni politiche sostituiscono i parlamenti o le antiche agorà. E’ naturale, di conseguenza, che fioriscano espressioni di satira politica, perché tutto è sulla scena del teatro della comunicazione”.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;Secondo lei quindi il modello consociativo fornisce un terreno meno fertile. Ma anche quando c’era il sistema pluripartitico polarizzato (per usare un’espressione del politologo Giovanni Sartori), la satira era fortemente presente in Italia, anche se in modo meno unidirezionale…&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot; size=&quot;3&quot;&gt;“La satira fa parte della tradizione italiana, come di altre tradizioni. C’è sempre stata, ma la discussione politica si è in gran parte&amp;nbsp; consumata pubblicamente sulla scena. E come se vivessimo un reality della politica.”&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;Un tempo alcuni politici italiani erano onorati di essere oggetto di satira, oggi&amp;nbsp; invece si offendono…&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;“Questo può dipendere da due aspetti: dall’arroganza di chi esercita il potere o dalla percezione della limitata capacità della politica di risolvere i problemi. Io sono convinto che oggi gli esecutivi nazionali possono fare molto meno rispetto al passato, al periodo della guerra fredda. Sembra che ci sia un rapporto inversamente proporzionale tra ciò che può far la politica , le aspettative crescenti dei cittadini e la spettacolarizzazione del dibattito politico.”&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;Giovanni Sartori, in un’intervista concessa al nostro giornale (“laRegione, 30 aprile 2005, ndr”), diceva che la politica, sempre più demagogica e polarizzata, porta ad aspettative crescenti che non possono essere soddisfatte e, quindi, alla caduta dei governi…&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot; size=&quot;3&quot;&gt;“Sì, si assiste al fenomeno del ritiro della fiducia (in Europa è cominciato attorno agli anni Novanta con il crollo del Muro di Berlino). Alle aspettative molto alte e crescenti corrispondono capacità di rendimento molto più basse rispetto al passato. E questo dipende anche dall’aumento di interdipendenza dei diversi paesi sul piano sovranazionale.”&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;L’offerta filosofica&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font size=&quot;3&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot;&gt;Passiamo all’offerta filosofica, che riguarda la seconda parte della sua opera. Accettata la teoria per individuare i diritti fondamentali dell’essere umano, quali contributi può dare la riflessione filosofica?&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;font face=&quot;Times New Roman&quot; size=&quot;3&quot;&gt;“Chi esercita il mestiere del filosofo ha la responsabilità di esplorare spazi di possibilità, prendendo sul serio il mondo com’è e inseguendo il mondo come dovrebbe essere. Io credo che noi dobbiamo assumerci intellettualmente la responsabilità di pensare i modi e le forme della politica nella costellazione postnazionale (per usare le parole di Jürgen Habermas). Credo che i grandi problemi interni&amp;nbsp; alle costellazioni nazionali che abbiamo ereditato, oggi vadano ripensati sullo sfondo della “porosità” dei confini o della politica interna a livello mondiale. Questo sarà il principale rompicapo per chi, come me, cerca di non mollare nell’impresa di pensare a un mondo più decente”.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
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<title>Libere professioni chiedono meno burocrazia e non nuove tasse</title>
<link>http://libertario.blogspirit.com/archive/2005/07/12/libere-professioni-chiedono-meno-burocrazia-e-non-nuove-tass.html</link>
<author>noreply@blogspirit.com (Oscar ACCIARI)</author>
<category>Libertà e Mercato</category>
<category>Libertà e tecnologia</category>
<pubDate>Tue, 12 Jul 2005 14:13:42 +0200</pubDate>
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&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;BERNA, 12 lug (ats) L´Unione svizzera delle libere professioni (USLP) sollecitamigliori condizioni quadro per gli indipendenti. In particolare, in unaconferenza stampa oggi a Berna, l´associazione di categoria ha chiesto alleautorità federali di prendere misure per diminuire il carico eccessivo dellepratiche amministrative.&lt;br /&gt;Il consigliere nazionale Yves Guisan (PLR/VD), vicepresidente della Federazionedei medici svizzeri (FMH), ha ricordato che l´eccesso di regolamentazioni nelsettore medico ha effetti su tutta la società, con conseguenze per l´accessoalle cure e la centralizzazione delle prestazioni. A suo dire la volontàpolitica di diminuire il carico amministrativo per le professioni liberali èampiamente contraddetta dalla realtà dei fatti. Yves Guisan ha citato il nuovotariffario medico unificato (TarMed) come cattivo esempio diburocratizzazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D´altro canto, il neopresidente dell´USLP e consigliere agli Stati UrsSchwaller (PPD/FR) si è scagliato contro ogni aumento delle imposte el´introduzione di nuove tasse, poiché, ha detto, per esercitare un attivitàliberale è importante creare un ambito economico che stimoli la fiducia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre per l´organizzazione, che riunisce 85´000 membri di 15 associazioniprofessionali, un´altra grande sfida dei prossimi anni sarà di di garantire unsolido finanziamento delle assicurazioni sociali. In questo senso secondoSchwaller andrebbe rafforzata la responsabilità individuale prendendo inconsiderazione i contributi al secondo e al terzo pilastro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riguardo alla globalizzazione dell´economia e agli accordi di liberacircolazione delle persone con l´Unione Europea, Schwaller ha detto che vannodate garanzie di libera circolazione anche per le professioni liberali svizzeree che è essenziale il riconoscimento dei loro titoli all´estero. Inoltrebisogna assicurare l´ugualianza di trattamento fra i cittadini svizzeri e iloro colleghi stranieri che esercitano una libera professione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alain Bruno Lévy, neopresidente della Federazione svizzera degli avvocati (FSA)e professore all´università di Friburgo, prevede che bisognerà far fronte ad unmaggiore concorrenza ma che non ci sarà &quot;un´invasione&quot; della Confederazione daparte di legali provenienti dagli stati membri dell´UE: finora hanno fattorichiesta di iscrizione nel registro degli avvocati elvetico circa 120persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D´altro canto, l´USLP si è detta contenta del rapporto presentato recentementedal Consiglio federale sulle professioni liberali, poiché esso risponde inparte alla mancanza di informazione su un settore che occupa il 7,6% dellapopolazione attiva. L´USPL deplora però che il rapporto non parlidell´importanza di questo gruppo sociale, che svolge un ruolo antesignanonell´economia nazionale. Per colmare questa lacuna un gruppo di deputati dellelibere professioni presenterà un atto parlamentare alle Camere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
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<title>Media: le famiglie svizzere spendono 3000 franchi all´anno, crescita soprattutto nell´elettronica</title>
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<author>noreply@blogspirit.com (Oscar ACCIARI)</author>
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<pubDate>Wed, 06 Jul 2005 12:10:00 +0200</pubDate>
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&lt;h3&gt;&lt;b&gt;ZURIGO, 6 lug (ats) Le famiglie svizzere hanno speso l&amp;acute;anno scorso 10 miliardi di franchi per il consumo di mezzi di comunicazione. Il dato, che comprende anche l&amp;acute;acquisto di materiale e supporti elettronici come i computer o i DVD, si traduce in un consumo medio di 3000 franchi per famiglia. &lt;/b&gt;&lt;/h3&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;In base ad uno studio - il primo del genere in Svizzera - presentato oggi a Zurigo dell&amp;acute;associazione degli editori &amp;quot;Stampa svizzera&amp;quot;, per ogni franco speso dalle famiglie svizzere per i media, 24,7 centesimi sono serviti a finanziare i PC e internet, mentre 27,5 centesimi sono stati destinati alla televisione e alla radio. &lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;La parte destinata alla carta stampata (sotto forma di abbonamenti e acquisti nelle edicole di giornali e periodici) &amp;egrave; pari a 20,2 centesimi. Le quote rimanenti del cosiddetto &amp;quot;franco per i media&amp;quot; comprendono 15,5 centesimi destinati all&amp;acute;elettronica d&amp;acute;intrattenimento, 9,4 centesimi per i libri e 2,7 per il cinema. &lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Lo studio ha pure evidenziato che la spesa delle famiglie svizzere per i media &amp;egrave; cresciuta nel 2004 del 3,5% rispetto all&amp;acute;anno precedente. L&amp;acute;incremento ha per&amp;ograve; riguardato quasi esclusivamente i media elettronici. L&amp;acute;associazione degli editori sottolinea in proposito che &amp;quot;soltanto per le concessioni e le reti via cavo, con i loro prezzi fissi, gli svizzeri spendono un quinto in pi&amp;ugrave; rispetto alla somma destinata ai media stampati&amp;quot;. &lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Realizzato partendo da una ventina di fonti statistiche settoriali gi&amp;agrave; esistenti, lo studio sar&amp;agrave; ripetuto di anno in anno. Stampa svizzera intende in tal modo fornire una &amp;quot;base di riferimento&amp;quot; per le discussioni sulla politica dei media. &lt;/p&gt;
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<title>La Coca Cola torna in Iraq, dopo 40 anni</title>
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<author>noreply@blogspirit.com (Oscar ACCIARI)</author>
<category>Libertà di espressione</category>
<category>Libertà e Mercato</category>
<pubDate>Wed, 06 Jul 2005 11:08:47 +0200</pubDate>
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&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Dal Corriere della Sera, 060705&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;BAGDAD - Quando Vasco Rossi cantava &amp;laquo;Bevi la Coca Cola che ti fa bene, bevi la Coca Cola che ti fa digerire...&amp;raquo;, gli iracheni giovani sapevano a mala pena che cosa fosse la magica bevanda marrone che ha fatto impazzire grandi e piccoli da quando &amp;egrave; nata, pi&amp;ugrave; di un secolo fa. Per 40 anni, ovvero dal 1968 - quando la Lega Araba la incluse in una lista nera di aziende da boicottare per i loro rapporti d'affari con Israele - la Coca Cola &amp;egrave; stata bandita dal Paese retto da Saddam Hussein. E adesso che la &amp;laquo;normalizzazione&amp;raquo; &amp;egrave; arrivata, anche se lastricata di morti, la multinazionale torna a mettere piede l&amp;agrave; dove era malvista, siglando una joint-venture con due societ&amp;agrave; mediorientali che imbottiglieranno e distribuiranno la bevanda.&lt;br /&gt;&amp;laquo;GUERRA&amp;raquo; IN VISTA - E se ci sono migliaia di iracheni assetati che sognano di attaccarsi a una gelida lattina, ad attendere il ritorno della &amp;laquo;Coca&amp;raquo; c'&amp;egrave; anche - a denti armati - la sua pi&amp;ugrave; temuta concorrente, Pepsi. I due marchi, da sempre in guerra, si contendono 26 milioni di nuovi consumatori e la Pepsi parte avantaggiata: &amp;egrave; leader in Medio Oriente nel mercato dei soft drinks. Ma il quotidiano britannico The Guardian mette altre &amp;laquo;pulci all'orecchio&amp;raquo; della multinazionale di Atlanta: dovr&amp;agrave; combattere anche contro il brigantaggio, che minaccia le forniture, e la percezione della Coca Cola come marchio legato a Israele e ai &amp;laquo;sionisti americani&amp;raquo;.&lt;br /&gt;LAVORATORI LOCALI - Il ritiro della Coca Cola nel '68 lasci&amp;ograve; campo libero alla Pepsi e anche quando nel 1991 il boicottaggio della bevanda termin&amp;ograve;, la guerra nel Golfo e le sanzioni impedirono alla multinazionale di tornare in Iraq. Ora il colosso Usa pu&amp;ograve; rientrare a testa alta nel mercato grazie a un accordo con la societ&amp;agrave; turca Efes Invest, e la sua partner irachena HMBS, che imbottiglier&amp;agrave; la Coca Cola in Dubai e la distribuir&amp;agrave; poi in Iraq. &amp;laquo;Un'azienda locale imbottiglier&amp;agrave; la bevanda impiegando persone del luogo per farlo - ha spiegato al Guardian un portavoce della multinazionale -. &amp;Egrave; cos&amp;igrave; che succede nella maggioranza dei 200 paesi sparsi per il mondo in cui operiamo, sebbene siamo percepiti come una societ&amp;agrave; americana&amp;raquo;.&lt;br /&gt;VOGLIA DI NOVITA' - A Bagdad la notizia del ritorno della Coca Cola &amp;egrave; stata accolta con sentimenti contrastanti. Secondo Abbas Salih, rivenditore all'ingrosso di bibite, sar&amp;agrave; un fallimento. &amp;laquo;La Coca Cola fa affari con gente che spara ai nostri fratelli in Palestina. Come possiamo berla?&amp;raquo; ha detto Salih. &amp;laquo;Se si mette una lattina di Coca Cola davanti allo specchio, nel logo si legge la frase &amp;quot;No Allah&amp;quot; o &amp;quot;No Maometto&amp;quot;, non ricordo quale delle due&amp;raquo; ha osservato Abu Ream, proprietario di un negozio di alimentari nella capitale irachena, che per&amp;ograve; prevede che Coca Cola vincer&amp;agrave; la &amp;laquo;guerra&amp;raquo; con Pepsi. &amp;laquo;La gente qui ama la novit&amp;agrave;&amp;raquo;, ha spiegato.&lt;br /&gt;06 luglio 2005&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
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