12/07/2005

Swiss: sospesi 52 piloti Saab che avevano scritto lettera aperta


BASILEA, 12 lug (ats) Swiss ha sospeso con effetto immediato i 52 piloti dei velivoli Saab che venerdì scorso avevano inviato alla direzione e al cda una lettera aperta in cui si sostenevano che le incertezze legate al loro avvenire professionale possono in casi estremi mettere in pericolo la sicurezza. La compagnia aerea ha pure aperto un procedimento disciplinare nei loro confronti e previsto una riduzione temporanea dei voli.
In un comunicato l´aviolinea si era difesa dicendo che i collegamenti del Saab 2000 sono perfettamente affidabili e non sussistono problemi, ma che è sempre pronta a discutere della situazione. Ieri sera, in una seconda nota, la compagnia ha indicato che le argomentazioni dei piloti sono state oggetto di profondi studi durante la fine settimana.

Risultato: Swiss ha deciso di far verificare da esperti le capacità di volo dei piloti che hanno firmato la lettera. Saranno perciò sospesi immediatamente. Potranno riprendere il servizio in funzione del risultato della valutazione, precisa la nota. Contro di loro sono pure stati aperti procedimenti disciplinari. Swiss annuncia di conseguenza sospensioni temporanee dei voli. Informerà rapidamente la clientela sull´evoluzione della situazione.

Swiss opera attualmente con una flotta di 7 Saab 2000 in partenza da Basilea e 72 piloti specializzati in questo tipo di velivolo. I Saab 2000 non effettuano voli né da Ginevra, né da Zurigo.

16/06/2005

Giappone: tratta schiave sesso, da oggi è reato



TOKYO, 16 giu (ats/ansa) La camera dei deputati giapponese ha approvato oggi una legge che istituisce il reato di tratta di schiave del sesso, con forti pene per i trafficanti e misure di protezione delle vittime, un passo avanti di rilievo in un paese accusato finora da organismi internazionali e dagli Stati Uniti di passività nella lotta contro il traffico di esseri umani a scopi di sfruttamento sessuale.
La legge, frutto di un´inedita alleanza tra organizzazioni del volontariato e forze di polizia, punisce chi sequestra persone a scopo di lucro con pene da un minimo di tre mesi ad un massimo di cinque anni di detenzione, aggravate fino a sette anni di carcere nel caso la vittima sia minorenne, mentre le pene per il reato specifico di tratta di schiave sessuali, sequestro di persone per farle prostituire, vengono fissate da un minimo di uno ad un massimo di 10 anni di carcere.

Finora le leggi nazionali colpivano solo chi veniva sorpreso a praticare la prostituzione, ma non chi la sfruttava a scopo di lucro. Sfruttatori e mezzani potevano esser perseguiti solo nel caso in cui le vittime fossero straniere e fossero state violate le leggi sull´immigrazione.

15/06/2005

Abuso di autorità

TF: colpevole di abuso di autorità poliziotto che intimidò debitore per fare un piacere al suo capo
Embargo ore 12

LOSANNA, 15 giu (ats) Un servizio reso al suo superiore è valso a un poliziotto vodese una condanna per abuso di autorità, ora confermata dal Tribunale federale. Nel novembre 2001, su richiesta del capo della Polizia giudiziaria, l´agente aveva telefonato a due o tre riprese a una persona che doveva 5729 franchi al suocero del suo superiore.

Credendo di avere la polizia alle calcagna, il debitore recalcitrante aveva subito rimborsato il dovuto, sebbene contro di lui pendessero già parecchi precetti esecutivi. Per il favore reso, il poliziotto aveva ricevuto dal suocero riconoscente tre bottiglie di "gran cru".

Il buon vino era stato però presto inacidito da una condanna per abuso di autorità, inflittagli dal Tribunale di polizia. Il tribunale aveva rinunciato ad infliggere una pena al poliziotto, considerando il suo "passato senza macchia" e le "sofferenze patite" a seguito della vicenda. Gli aveva nondimeno accollato 1249 franchi di spese.

In ultima istanza, il tribunale federale ha confermato questa sentenza, respingendo il ricorso dell´agente. I supremi giudici di Losanna hanno giudicato che il poliziotto ha effettivamente abusato del suo potere. Telefonando al debitore e facendo valere la sua qualità di tutore della legge, ha potuto ottenere molto rapidamente il pagamento del debito senza rispettare le vie legali dell´esecuzione forzata. L´agente dovrà pagare un emolumento di 2000 franchi al Tribunale federale, oltre alle spese giudiziarie e d´avvocato.

13/06/2005

Le casse malattia e precetti esecutivi

Le casse malattia possono inviare un precetto esecutivo a un assicurato che non ha versato i premi assicurativi solo se in precedenza hanno proceduto a spedire i relativi solleciti di pagamento. Lo ha stabilito il Tribunale federale delle assicurazioni, respingendo un ricorso dell´assicuratore Visana.

Tale disposizione, hanno fatto valere i giudici, è contenuta nell´ordinanza sulle casse malattia e gli assicuratori devono attenervisi anche se la legge sull´esecuzione e il fallimento al riguardo è meno restrittiva.

Visana aveva avviato la procedura di esecuzione per ottenere da un assicurato arretrati per 2´850 franchi: il tribunale amministrativo di Berna aveva autorizzato la cassa ad agire, ma solo relativamente agli importi che erano stati in precedenza oggetto di un sollecito di pagamento.

(Sentenza K 24/01 del 2 marzo 2005)

30/05/2005

Libertà di movimento

Potrà varcare la frontiera anche se nei suoi confronti è stato pronunciato un divieto di entrata in Svizzera per un periodo di cinque anni. Protagonista della vicenda è un agente di brokeraggio milanese, condannato a Lugano a tredici mesi con condizionale per complicità in appropriazione indebita. Il finanziere si è rivolto al Tribunale federale appellandosi all´accordo sulla libera circolazione delle persone e la massima autorità giudiziaria gli ha dato ragione.

Il divieto era stato pronunciato dall´allora Ufficio federale degli stranieri, che aveva invocato motivi di ordine e di sicurezza pubblici, e il provvedimento era stato successivamente confermato dal Dipartimento federale di giustizia e polizia.

Di per sé le decisioni del Dfgp al riguardo sono inappellabili, ma su questo punto la normativa elvetica - nota il Tribunale federale - disattende le disposizioni di applicazione dell´accordo sulla libera circolazione: esse prevedono infatti un doppio grado di ricorso e la facoltà di appello dinanzi ad un´autorità giudiziaria indipendente e imparziale.

Vista la contraddizione tra i due ordini di norme e riconosciuto il carattere preminente dell´accordo rispetto al diritto interno, il Tribunale federale è entrato nel merito della disputa, giungendo alla conclusione che le deroghe alla libera circolazione devono essere interpretate in modo restrittivo.

"Il ricorso da parte di un´autorità nazionale alla nozione di ordine pubblico per restringere questa libertà presuppone una minaccia effettiva ad uno degli interessi fondamentali della società", scrive il Tribunale federale. Tale condizione, nel caso in esame, non è però adempiuta, visto che le malversazioni commesse dal ricorrente, fino ad allora incensurato, "non evidenziano una particolare gravità", come attesta peraltro la pena relativamente modesta inflittagli.

Il Tribunale ha quindi annullato sia la decisione del Dfgp, sia il divieto di entrata pronunciato dall´Ufficio federale degli stranieri (ora Ufficio della migrazione). La Confederazione dovrà rifondere al ricorrente un´indennità di 3´000 franchi.

17/05/2005

Libertà di movimento

Un cartello segnaletico che autorizza l´accesso a una determinata strada non consente necessariamente il transito verso altre destinazioni. Lo ha stabilito il Tribunale federale, chiamato a dirimere una vertenza sorta tra il Ministero pubblico zurighese e un tassista della città sulla Limmat.
Il cartello in questione indica divieto di circolazione dalle 22.00 alle 05.00 del mattino, autorizzando tuttavia l´accesso ai residenti e ai taxi. Il tassista, che non aveva clienti a bordo, aveva imboccato l´arteria per prendersi un caffè situato all´estremità della strada: era stato fermato da una pattuglia della polizia che gli aveva inflitto 100 franchi di multa.

L´uomo aveva presentato ricorso al tribunale cantonale, che lo aveva assolto, ed il caso è finito sui banchi del Tribunale federale dopo un ulteriore ricorso del Ministero pubblico zurighese.

I giudici federali sono giunti alla conclusione che il cartello in questione non è per nulla ambiguo: permette ai tassisti di percorrere la strada, ma unicamente se domiciliati nel quartiere oppure per prelevare o depositare clienti. L´assoluzione pronunciata dal tribunale cantonale, secondo i giudici di Losanna, viola il diritto federale: la decisione è stata quindi annullata e il caso è stato riaffidato alla giustizia zurighese.

13/05/2005

La libertà di movimento

La Corte europea ordina all'Italia di interrompere le deportazioni di migranti

di Stefano Galieni

da "Liberazione", 12 maggio 2005

La III Sezione della Corte Europea dei diritti dell'Uomo ha preso, per la prima volta, un provvedimento di condanna nei confronti del Governo italiano per l'illegittimità di 11 provvedimenti di espulsione di cittadini migranti entrati "irregolarmente" nel nostro paese. E' una sentenza molto importante, che potrebbe porre fine alla politica delle deportazioni, ispirata alla legge Bossi-Fini, o almeno potrebbe renderla molto più difficile. In particolare potrebbe arresare il flusso delle deportazioni verso i lager per clandestini della Libia
I fatti ai quali si riferisce la sentenza risalgono al marzo scorso quando una improvvisa serie di sbarchi riportò in condizioni di emergenza l'isola di Lampedusa. Paventando il ripetersi di deportazioni di massa verso la Libia, l'avvocata Alessandra Ballerini, le senatrici Tana De Zulueta e Chiara Acciarini ed alcuni militanti della Rete Antirazzista Siciliana si precipitarono nell'isola e riuscirono, superandoparecchie difficoiltà, ad entrare nel centro di permanenza temporanea in cui erano trattenuti i migranti, l'avvocata Ballerini raccolse le procuredi 79 migranti e presentò, a loro nome, un esposto alla Corte europea nel quale chiedeva di non procedere a espulsioni. Alla stesura, molto circostanziata, dell'esposto, partecipò anche l'avvocato Anton Giulio Lana. Il 6 aprile la Corte recepì l'esposto e chiese al Governo italiano chiarimenti specifici sull'intera vicenda, da fornire entro un mese. "Il Governo ha risposto in maniera evidentemente insoddisfacente - commenta ora l'avvocato Lana - con un fax riassuntivo in cui si comunicava che per 14 dei 79 immigrati si era già provveduto all'accompagnamento fuori dal territorio nazionale, di 54 si ignorano le sorti, mentre 11 erano trattenuti nel Cpt di Crotone. Quanto alle perplessità espresse dai legali e raccolte dalla Corte - rispetto alle garanzie di rispetto dei diritti umani in Libia - la risposta era qusi farsesca. Il governo diceva che è ben vero che la Libia non non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra del 1951 (che contempla il diritto d'asilo) ma ha però ratificato la Convenzione dell'Organizzazione dell'Unità Africana e ha assicurato la Presidenza di turno nel 2002, della Commissione ONU per il rispetto dei diritti umani. E questo, secondo ilgoverno, era sufficiente a garantire l'umanità dei trattamenti.

La decisione che ha presola Corte europea, per ora, è vincolante solo per gli 11 migranti che ancora risulterebbero presenti in Italia. Una vittoria per i legali, per il movimento antirazzista e per le forze democratiche che si stanno spendendo per impedire che si prosegua nelle pratiche di deportazione.

Deportazione è l'unica parolache si può usare. Il Governo si ostina a dichiarare che le 1235 persone sbarcate fra il 13 e il 21 marzo a Lampedusa sono state accuratamente identificate e che ognuno di loro ha potuto decidere se chiedere o meno asilo in Italia. Nei fatti in 560 sono stati rispediti in Libia, 126 in Egitto, 101 hanno chiesto asilo e 421 sono stati trasferiti nel centro di accoglienza di Crotone da cui si sono allontanati "eludendo i controlli". A loro disposizione c'era un solo interprete. Come si fa a discutere con 1235 persone usando un solo interprete? Quanto tempo ci vuole? Due o tre anni.

Le senatrici Chiara Acciarini e Tana De Zulueta hanno comunicato le decisioni della Corte ieri in una affollata conferenza stampa. Tana de Zulueta ha detto: "È la prima volta che la Corte condanna l'operato di un Governo europeo, riconosce che l'Italia ha violato le regole internazionali, effettuando espulsioni collettive e soprattutto è una decisione che sconfessa gli accordi fra Berlusconi Gheddafi tanto decantati. La velocità con cui ha risposto la Corte dimostra l'inconsistenza delle argomentazioni del Governo". I ricorsi alla Corte, la votazione in Parlamento Europeo, l'ultimo pronunciamento del più alto organo di giustizia comunitario, cominciano a far incrinare un sistema che sembrava inviolabile grazie anche al regime di segretezza con cui veniva praticato.

Di ombre però ne restano molte. Una fra tutte: più di una voce conferma che le 11 persone che dovrebbero a detta del Ministero dell'Interno essere ancora a Crotone, non risultano più presenti. L'unico ragazzo rimasto nel Cpt calabrese, che ha compiuto il percorso dalla Libia a Lampedusa non appartiene agli elenchi forniti dal Governo, ed è terrorizzato al solo sentir parlare di Libia.

Un paese a cui si sono dati mezzi e strumenti per fermare l'immigrazione "clandestina" - compresi mille sacchi per cadaveri - in cui si è già costruito un centro di trattenimento e se ne vorrebbero costruire altri 2. Il senatore Francesco Martone (Prc) è intervenuto ieri in aula per denunciare il rischio che il Governo utilizzi 43 milioni di euro in 2 anni, con il pretesto di sostenere un programma europeo (Aeneas), per costruire strutture di trattenimento in Libia. Martone ha chiesto anche che il governo riferisca di questo in aula, alla luce di quanto in queste ore è accaduto a Lampedusa. Il mare calmo ha permesso ad altre imbarcazioni di approdare all'isola, sono almeno 700 le persone portate al Cpt, una nave sarebbe già pronta per trasferirne una parte a Crotone. Martone chiede che, alla luce delle decisioni della Corte e delle tante denuncie emanate da organismi internazionali come Amnesty International, il Governo si adoperi affinché vengano rispettati i diritti e la dignità delle persone approdate nel nostro paese. Alle sue richieste si sono associati senatori DS, Verdi, Margherita e Pdci. La questione è approdata anche al Parlamento Europeo: il Commissario alla Giustizia Franco Frattini ha comunicato che una nuova delegazione si è recata in Libia in questi giorni e che entro il 2 giugno riferirà in aula dei propri lavori. L'europarlamentare del Prc Giusto Catania ha chiesto immediatamente una moratoria delle espulsioni verso la Libia e ha inviato in tal senso una comunicazione al Ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, unico ad avere autorità in materia in Italia. Anche il mondo dell'associazionismo si sta mobilitando: l'Arci ha deciso di inviare a Lampedusa un proprio staff per garantire tutela legale ed ha condannato ancora una volta la politica criminale del Governo invitando le forze che vogliono realizzare l'alternativa a muoversi, recandosi ora e subito a Lampedusa. Una richiesta da sostenere concretamente e in tempi urgenti, chi ha visto i filmati delle persone ammanettate e caricate a forza sugli aerei della vergogna, chi ha visto il terrore negli occhi di chi ancora ricorda quanto patito durante il lungo viaggio nel deserto o per mano delle forze dell'ordine libiche, non può voltare le spalle.
di Stefano Galieni (giovedì 12 maggio)