15/06/2005

Caso Sofri/Ciampi alla Corte per Sofri

Ciampi alla Corte per Sofri

Ricorso contro Castelli sulla grazia. Si parte da Bompressi guardando all'ex leader di Lc
L'iniziativa del presidente La Consulta definirà la natura dell'atto di clemenza bloccato dal ministro leghista e deciderà se Ciampi può fare da solo. Esultano i radicali e Boato (Verdi), stop al digiuno

ALESSANDRO MANTOVANI ("il Manifesto", 14 giugno 2005)
ROMA

Sarà la corte costituzionale a sciogliere il nodo della grazia. Carlo Azeglio Ciampi rompe gli indugi e chiede alla Consulta di decidere chi abbia ragione tra lui e il ministro della giustizia Roberto Castelli, in aperto contrasto sull'opportunità del provvedimento di clemenza per Ovidio Bompressi. «Era ora. Sono contento e sottolineo: era ora - ha commentato Bompressi, agli arresti domiciliari a Massa per motivi di salute - Non sono sorpreso, me l'attendevo», ha aggiunto l'ex militante di Lotta continua, condannato con Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani per l'omicidio del commissario Mario Calabresi. In realtà, se avesse voluto essere più coraggioso, Ciampi avrebbe potuto concedere la grazia a Bompressi (e perfino a Sofri) e attendere che fosse Castelli a negare la controfirma e a sollevare, eventualmente, il conflitto dinanzi alla corte costituzionale. Il ricorso presidenziale è stato inoltrato qualche giorno fa alla cancelleria della corte, ma il Quirinale ne ha dato notizia solo a referendum concluso. Negli atti depositati alla Consulta si parte dal caso Bompressi poiché l'interessato, ai domiciliari per motivi di salute, aveva presentato domanda di grazia, quindi il ministero era stato costretto ad aprire un fascicolo e a trasmetterlo al Quirinale, con un parere negativo di fronte al quale il capo dello stato non si è sentito di «forzare». Ma in prospettiva riguarda anche Sofri, l'ex leader di Lc detenuto a Pisa che non ha mai chiesto la grazia, perché il beneficio potrebbe essere disposto d'ufficio e Carlo Azeglio Ciampi non sembra essere pregiudizialmente contrario. Il contrasto con Castelli emerse il 24 novembre scorso quando Ciampi, nel momento in cui graziava Graziano Mesina, Luigi Pellè e Aldo Orrù, faceva diffondere una nota in cui informava «di essere favorevole anche a un atto di clemenza verso Ovidio Bompressi» e «si riservava di assumere le proprie decisioni» di fronte al no del guardasigilli.

Nel ricorso per conflitto d'attribuzione tra poteri dello stato la presidenza della repubblica chiede ai giudici costituzionali di stabilire se il potere di grazia rientri tra quelli cosiddetti «duali» oppure tra quelli di esclusiva competenza del capo dello stato. Nella prima ipotesi la controfirma del guardasigilli avrebbe valore sostanziale e l'atto non avrebbe effetto senza il consenso del ministro. Nella seconda la grazia rientrerebbe tra i poteri «propri» del presidente e la controfirma ministeriale avrebbe solo valore formale come rimedio all'irresponsabilità politica del capo dello stato; non implicherebbe dunque una condivisione da parte del governo, esattamente come avviene per la nomina dei senatori a vita e dei giudici costituzionali che spettano al presidente.

Quest'ultima interpretazione è suggerita da un'ampia schiera di giuristi ma la prassi in alcuni casi è stata diversa, in particolare nel `91 quando l'allora presidente della repubblica Francesco Cossiga ipotizzò la grazia per Renato Curcio ma poi vi rinunciò per l'opposizione del guardasigilli Claudio Martelli. Per questo l'anno scorso c'era stato anche un tentativo di formalizzare l'attribuzione del potere al capo dello stato con apposita legge costituzionale, ma la cosiddetta «proposta Boato» non è passata. Ora, con tutta evidenza, Carlo Azeglio Ciampi ha voluto rivendicare quel potere. Il presidente della corte dovrà ora nominare un relatore, la causa probabilmente sarà discussa a palazzo della Consulta dopo l'estate.

Castelli e le destre fanno buon viso a cattivo gioco. «Accolgo con favore l'iniziativa, che farà chiarezza una volta per tutte», dice il guardasigilli leghista. Ignazio La Russa ribadisce: «Ha fatto bene, così si capirà». L'iniziativa del capo dello stato viene salutata con entusiasmo dalle sinistre e dai radicali «Esprimo tutta la mia soddisfazione - ha detto Marco Boato, parlamentare verde ed ex dirigente di Lc che proprio ieri era andato a trovare Sofri prima che uscisse la notizia del ricorso - l' ammirazione nei confronti di Ciampi in quanto ha mantenuto pienamente fede alle intenzioni che aveva rese pubbliche nell'aprile dell'anno scorso, dopo il fallimento della legge sulla grazia e dopo il drammatico sciopero della sete di Pannella». Boato ha chiesto di sospendere il digiuno quotidiano a staffetta in solidarietà con Bompressi e Sofri promosso da Franco Corleone e da Silvio Di Francia «per rispetto nei confronti di Ciampi e della corte costituzionale».


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